La scelta di diventare educatore nasce spesso da una forte motivazione personale, dal desiderio di lavorare a contatto con le persone, specialmente con bambini, adolescenti, adulti fragili o persone con disabilità. Dietro questa figura professionale però non c’è solo passione: ci sono competenze ben precise, un percorso universitario definito e un quadro normativo specifico che regolamenta l’accesso e l’esercizio della professione. In questo articolo vedremo quali sono i 3 passaggi fondamentali per diventare educatore in Italia, sia nel settore socio-educativo che in ambito sanitario.
Laurearsi in discipline educative o pedagogiche
Il primo requisito imprescindibile è il titolo di studio, ossia la laurea. Chi desidera addentrarsi in questo settore deve avere infatti completare almeno una triennale in scienze della formazione primaria o scienze dell’educazione o in alternativa possedere una laurea equivalente con focus su educazione o pedagogia. Il titolo si può conseguire anche per via telematica presso le università riconosciute dal MUR, come l’università Niccolò Cusano. Bisogna solo stare attenti a scegliere il percorso in base al tipo di contesto in cui operare. La classe di laurea L-19 in “Scienze dell’educazione e della formazione” è infatti il titolo di riferimento per lavorare come educatore nei servizi socio-educativi. Questo corso fornisce competenze teoriche e pratiche legate alla progettazione e alla gestione di interventi educativi rivolti a diverse fasce della popolazione. Chi vuole diventare invece educatore professionale sanitario, in contesti come comunità terapeutiche, servizi psichiatrici o strutture riabilitative, dovrà invece conseguire una laurea della classe L/SNT2 – Professioni Sanitarie della Riabilitazione, a numero programmato e con tirocinio obbligatorio. Entrambi i percorsi formativi sono offerti da numerosi atenei italiani pubblici e privati.
Iscriversi ad albo o registro professionale
Il secondo passaggio è l’iscrizione a un albo o a un registro professionale, nello specifico presso la Federazione Nazionale TSRM e PSTRP. Per gli educatori sanitari l’iscrizione all’albo è obbligatoria da diversi anni; per gli educatori socio-pedagogici la regolamentazione per l’albo è stata istituita con la Legge 15 aprile 2024, n. 55. Questa fase è particolarmente importante perché garantisce il riconoscimento della propria qualifica e permette anche l’accesso a concorsi, incarichi pubblici e contratti nel settore socio-sanitario o scolastico.
Investire nella formazione continua
Terzo step, fondamentale ma spesso sottovalutato: la formazione continua. Diventare educatore professionale, infatti, non significa smettere di studiare e implementare le proprie conseguenze. È piuttosto un percorso di crescita che continua nel tempo e che si evolve con la società. Il mondo dell’educazione è in costante trasformazione: cambiano le normative, emergono nuovi bisogni sociali, si diffondono nuovi approcci pedagogici e vengono introdotte nuove metodologie, basate anche sull’innovazione, come quelle derivanti dalle competenze digitali o dall’utilizzo del game based learning a scuola o in altri contesti educativi. Partecipare a corsi di aggiornamento, seminari, webinar, master di primo o secondo livello o programmi ECM (per il profilo sanitario) è quindi essenziale per rimanere competitivi e preparati. Le università offrono numerose possibilità di specializzazione post-laurea, spesso anche online, per facilitare l’accesso alla formazione a chi già lavora. Per molti educatori iscritti a un ordine professionale inoltre la formazione continua rappresenta un obbligo deontologico, ma anche un’opportunità per crescere, specializzarsi e rendere più efficace il proprio intervento educativo.







