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Collaboratore familiare a titolo gratuito: cos’è, a cosa serve e norma di legge

Aiuto famiglia

Il collaboratore famigliare a titolo gratuito rappresenta un valido aiuto qualora si necessiti di una prestazione di lavoro particolare, come controllare una persona che soffre di determinate patologie o necessita di compagnia e controlli, senza dover contattare un professionista del settore.
Ecco tutto quello che occorre conoscere in merito a questa particolare figura.

Chi è il collaboratore famigliare a titolo gratuito

Iniziamo con l’analisi del concetto di collaboratore famigliare, in maniera tale che si abbia una panoramica generale che permetta di inquadrare perfettamente questa figura. Questa persona è colui o colei che prestano un servizio di assistenza presso un famigliare che potrebbe necessitare, permanentemente oppure per un determinato lasso di tempo, di un certo tipo di assistenza. In questo caso occorre precisare immediatamente come tale persona deve essere un famigliare, come suggerisce il nome stesso.
Quindi uno zio che controlla un nipote o viceversa possono rivestire questo particolare ruolo.

Con il termine a titolo gratuito si contraddistingue il fatto che il collaboratore svolga questo lavoro solamente come piacere, se così può essere definita l’azione, nei confronti della persona che, magari, necessita di quella determinata assistenza. In questo caso occorre quindi considerare il fatto che chi riveste tale ruolo è una persona che ha già un contratto di lavoro, indipendentemente dalla tipologia, venendo ovviamente retribuita o comunque gode di una pensione ma non di invalidità. Pertanto anche un pensionato potrà svolgere questo tipo di mansione per assistere, per esempio, un nipote che necessita di un particolare aiuto in un momento della sua vita.

A cosa serve questa figura

Questa figura serve magari per poter effettivamente avere un valido aiuto nel momento in cui si vuole evitare di dover sottoscrivere un particolare contratto ai professionisti del settore. Per esempio se un nonno dovesse avere un problema di mobilità, magari dovuto a una caduta che lo costringe a stare a letto per due mesi e un nipote ha la possibilità di dedicare almeno un giorno a settimana a questo suo parente, egli diventa automaticamente un collaboratore famigliare a titolo gratuito.

Questo per due motivi: il nipote, come già detto prima, potrebbe essere stipendiato da un datore di lavoro esterno al nucleo famigliare e allo stesso tempo presta il suo servizio in maniera occasionale.
Pertanto occorre mettere subito in risalto queste due caratteristiche chiave che permettono a un nucleo famigliare di evitare delle spese eccessive che potrebbero avere delle ripercussioni sulle proprie finanze, dettaglio importante che deve essere necessariamente essere tenuto in considerazione quando si parla di tale figura lavorativa.

Inoltre è importante precisare che, indipendentemente dal ruolo di parentela, è opportuno creare una scrittura privata tra parenti in maniera tale che ogni aspetto del contratto privato possa essere conosciuto da tutte le parti in causa. Per esempio è possibile inserire i giorni e gli orari nei quali quel parente deve prestare servizio affinché la persona che necessita di tale aiuto possa essere coperta e si evitino, poi, potenziali complicanze.

Cosa dice la normativa in merito a questa figura

Bisogna anche sapere come si esprime la legge in merito a questa particolare figura, in maniera tale che si possa avere un’idea abbastanza chiara e semplice sulla suddetta figura. Il collaboratore a titolo gratuito famigliare non deve essere iscritto nell’INPS in quanto la sua prestazione non necessita del versamento dei contributi. Ovviamente questo non vuole assolutamente essere sinonimo di lavoro in nero visto che il suo datore di lavoro famigliare potrebbe comunque decidere di versare i contributi per le prestazioni occasionali che vengono offerte dal parente.

Pertanto non bisogna sottoscrivere un contratto classico con il parente a patto che però tra le due parti siano stati presi degli scrupolosi accordi che permettono di avere ben chiara la situazione e si possano evitare potenziali complicanze che hanno degli effetti negativi sul rapporto famigliare stesso. Diversa invece la situazione nei confronti dell’INAIL. Qualora il lavoro che deve essere svolto abbia una lunghezza superiore ai dieci giorni, il collaboratore deve essere coperto dal premio assicurativo che deve essere versato dal datore di lavoro, in questo caso il parente che richiede appunto tale prestazione. L’assicurazione per eventuali infortuni e altre situazioni similari rappresenta quindi un elemento che non deve essere assolutamente assente ma che, al contrario, permette di avere ben chiara la situazione e fare in modo che la prestazione lavorativa non venga in alcun modo colpita negativamente da situazioni complicate che possono comportare problematiche di vario genere.

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