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Antropologa forense: cosa fa? Che percorso di studi ha seguito?

scena del crimine

E’ mai capitato di guardare quei telefilm americani e sentir parlare dell’antropologo forense? Ma esattamente qual’è il suo ruolo?                           La figura dell’antropologo forense è diffusa specialmente nei paesi anglosassoni ed ha il compito di analizzare i resti di un corpo ritrovato e ricostruirne la storia.

L’antropologia forense raccoglie e studia delle prove rinvenute in una scena del crimine e si fonda su due metodi: quello dell’archeologia e quello dell’antropologia fisica. Il lavoro di base di un antropologo è quello di descrivere ed identificare i resti umani, anche se in realtà il suo operato può essere utile anche ad altri settori.

Il Lavoro dell’antropologo forense

Innanzitutto la figura dell’antropologo forense richiede numerose responsabilità ed è per questo che è molto importante avere molta esperienza, ma soprattutto conoscenza, in questo campo. E’ necessario avere delle solide basi di antropologia fisica, in particolar modo in biologia scheletrica, e molta conoscenza in archeologia in quanto l’antropologo forense affianca il personale di ricerca e scavo che entra in contatto con i resti scheletrici.
Il ruolo dell’antropologo forense è indispensabile in quanto è in grado di ricostruire da zero la storia e la provenienza di un corpo in vari stati come ad esempio in decomposizione o addirittura bruciato.

Infine il suo compito è anche quello di stabilire se i resti ritrovati sono umani oppure di altra natura. Nel primo caso, attraverso un’accurata analisi delle ossa è in grado di svilupparne il profilo biologico che consentirà, in fasi successive, di identificare la persona. Per profilo biologico si intende la provenienza della persona, l’età della morte, il sesso, la causa della morte e l’altezza. Tutti questi dati individuati aiuteranno, oltre ad identificare la persona, a capire il come e la causa della morte. Si tende a pensare che il lavoro dell’antropologo forense sia ridotto allo studio in laboratorio, ma non è così. Infatti, il suo operato è caratterizzato da diverse fasi, che hanno inizio nel luogo in cui sono stati ritrovati i resti, per poi concludersi in laboratorio. Sicuramente la fase dello studio in laboratorio è quello più importante per un antropologo, in quanto è il momento in cui può ripulire i resti, riassembrarli ed iniziare uno studio accurato per cercare di ridare vita a ciò che è stato rinvenuto.

Il lavoro dell’antropologo forense in laboratorio, inizia con lo studio di materiali piliferi e capelli, piante ed insetti ritrovate sulle ossa con lo scopo di identificare l’intervallo di tempo trascorso dalla morte al momento del ritrovamento. In questo modo tramite la ricostruzione del volto e la sovrapposizione di fotografie riuscirà a dare una fisionomia al corpo ritrovato.
L’antropologo forense deve essere un grande conoscitore dell’anatomia umana, in quanto vi sono dei parametri che deve sapere e che contraddistinguono il genere umano. Per esempio, per quanto riguarda la razza, è facilmente capibile dalla forma della testa e dalla lunghezza di alcune ossa in particolare. Ad esempio, la forma delle orbite, la sporgenza della mandibola rispetto alla fronte, l’apertura nasale, l’arco dei denti ed il rapporto tra femore e tibia, omero e ulna. Per quanto riguarda l’individuazione del genere, egli sarà in grado di individuarlo grazie alla diversa struttura del bacino, dalla grandezza della testa dell’omero e del femore. L’età e la statura possono essere facilmente individuate attraverso lo studio sulla lunghezza delle ossa lunghe, l’osservazione dei denti, testa e bacino. Infine ciò che l’antropologo dovrà stabilire è se vi sono stati traumi prima o dopo la morte e se sono stati causati da un’arma in particolare, vecchie fratture o presidi medico chirurgici.

Se si pensa al passato, la figura dell’antropologo forense è stata molto importante. Infatti basti pensare quante identificazioni sono state fatte con grande successo da antropologi forensi, diventati poi famosi nel loro campo. Vi è però una sostanziale differenza tra i paesi anglosassoni e l’ Europa per il riconoscimento di questa figura professionale. Nei primi, esso è a tutti gli effetti una figura professionale a sé stante che affianca il medico legale e quindi utile alle indagini giudiziarie. In Europa, invece, questa figura rientra nelle branche della medicina in quanto si preferisce affidarsi a medici legali e patologi.

Il percorso di studio dell’antropologo forense

Innanzitutto per diventare antropologo forense è necessario sviluppare interesse nelle materie scientifiche, quali ad esempio anatomia umana, fisica, chimica, biologia ed antropologia, in tempi brevi in modo da avere delle basi solide da cui partire. La fase successiva è quella di intraprendere la carriera universitaria in antropologia, biologia, biochimica o affini in quanto vi sono pochissimi atenei che si occupano di antropologia forense. Si conclude poi la parte teorica con un master o dottorato in questa materia. Per esercitare a tutti gli effetti come antropologo forense è necessario intraprendere un percorso di stage per poter operare in vari ambiti.
Lavorare come antropologo forense richiede tanti anni di studio, in quanto è necessario avere delle conoscenze specifiche in questo campo.

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